Viaggio attraverso la Great Ocean Road

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Febbraio 2010

Prima di iniziare a raccontarvi tutti i dettagli del mio viaggio attraverso la Great Ocean Road, la più famosa strada turistica del Victoria, mi sento di darvi un consiglio; anzi no, prendetelo quasi come un “ordine”: mentre guiderete lungo questa strada che si snoda per ben 250 km, collegando le città di Torquay e Warrnambool, dovete assolutamente tirar giù i finestrini, per sentire appieno il profumo unico di bush e spiaggia, eucalipti e acqua di mare, che assieme, creano un mix di essenze semplicemente favoloso.

Alcuni abitanti del luogo hanno soprannominato la B100 “grande serpente marino d’asfalto”, per il modo in cui essa scorre sinuosa lungo le spiagge; a tal proposito, cercate di pianificare soste regolari durante il percorso per godervi gli spettacolari paesaggi e avvistare i simpatici koala che, incuriositi, ammirano anch’essi il panorama.

Iniziai a percorrere la Great Ocean Road partendo dalla cittadina di Torquay, considerata la capitale del surf del Victoria; pensate che persino le panchine del parco sono a forma di tavole da surf, e, quando arriverete qui, vedrete voi stessi i numerosi visitatori intenti a indossare l’attrezzatura e gettarsi all’inseguimento dell’onda. D’altronde, al di là di questo sport, non è che ci sia molto altro da fare a Torquay, la cui vita ruota attorno alle stupende spiagge locali come Fisherman’s Beach, protetta dall’oceano, e Front Beach, orlata da pini ombrosi e da prati ondulati.

Proseguendo verso sud-ovest, mi imbattei nella graziosa località marina di Anglesea, molto apprezzata dalle famiglie per le sue spiagge stupende e per il vasto campeggio. Durante la mia breve sosta in questa cittadina, partecipai ad una delle tante visite guidate alle stupende “piscine di roccia nel mare”, e alla sera, presi parte ad una magnifica escursione “alla ricerca di opossum”, (simpatici marsupiali locali), la quale, devo dire, diede buoni risultati, visto che riuscii ad avvistarne diversi esemplari. Sono più che certa che ai vostri bambini piacerà moltissimo!

Superata Anglesea, mi fermai brevemente a Lorne, uno dei punti migliori per esplorare la Great Ocean Road, grazie ai suoi 50 km di sentieri escursionistici che si addentrano nelle Otway Ranges, alle spalle della città. Se volete godere di una vista mozzafiato, vi suggerisco di recarvi a Erskine Falls, dove potrete raggiungere con una facile passeggiata la piattaforma da cui ammirare le favolose cascate. Non andatevene da questo posto senza prima aver assaggiato le magistrali uova con salmone e spinaci servite per la prima colazione e le squisite linguine con frutti di mare e zafferano proposte a pranzo nei numerosi locali della cittadina, perché sono qualcosa di semplicemente delizioso, credetemi!

Costeggiando ancora la strada, giunsi nella pittoresca cittadina di Apollo Bay, una tranquilla località di villeggiatura, la cui popolarità è dovuta in gran parte alla meravigliosa spiaggia principale e al mercato d’arte e prodotti locali che si tiene ogni sabato mattina. Un’altra buona ragione per fermarsi in questa cittadina è la possibilità di gustare aragoste e pesce freschissimi che passano direttamente dalle barche alle banchine, come dire…dalle profondità del mare alla padella! Come se ciò non bastasse, avrete anche l’opportunità di effettuare bellissime escursioni a cavallo della durata di due-tre ore, magari in riva al mare, sullo sfondo di un magnifico tramonto, o, se preferite, potrete andare a vedere le foche al Marengo Reef Seal Colony: sono entrambe esperienze favolose e, avendole vissute tutte e due personalmente, vi posso garantire che si tratta di spettacoli naturali davvero unici nel loro genere.

Lasciata Apollo Bay, proseguii in direzione sud-occidentale e, dopo aver superato l’aspra e pericolosa costa di Cape Otway, giunsi al Port Campbell National Park, il tratto più fotografato della Great Ocean Rd: alte scogliere di pietra calcarea dominano il mare tumultuoso; nel corso di migliaia di anni, inoltre, le onde e le maree hanno scavato incessantemente la morbida roccia, dando luogo a un lento processo di erosione che ha creato una serie affascinante di faraglioni, gole, archi e aperture. A tal proposito, non perdetevi i meravigliosi “Twelve Apostles” (Dodici Apostoli), la formazione rocciosa più famosa del Victoria. Questi faraglioni solitari sono stati abbandonati al mare a causa dell’erosione della costa e oggi solo sei di essi sono visibili dagli appositi punti d’osservazione. In ogni caso, al di là del numero effettivo, gli “apostoli” sono pur sempre splendidi, sia che li vediate all’alba, quando le torri si stagliano dorate sul blu-grigio del cielo, piuttosto che al pomeriggio o all’ora del tramonto, quando si riempono di mille colori, creando uno spettacolare gioco di luci: assolutamente imperdibile! Ma non è finita qui: alla gola di Loch Ard vi attendono inquietanti storie di terrore. Sappiate infatti che questo è uno dei tratti più tristemente noti della cosiddetta Shipwreck Coast (Costa dei Naufragi), così chiamata poiché si ritiene che oltre 700 navi vi siano affondate soprattutto alla fine del XIX secolo, a causa del maltempo e della costa rocciosa. Sta di fatto che centinaia di persone persero qui la propria vita. Piuttosto angosciante, vero?! Comunque, non preoccupatevi troppo; io, per esempio, ne uscii praticamente indenne, altrimenti non starei certo qui a raccontarvi le mie avventure di viaggio, viaggio che, purtroppo, era giunto al termine, come prontamente mi ricordò il cartello stradale che segnava la fine della mitica e leggendaria B100.