Kakadu National Park

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Agosto 2009

Era una torrida giornata di fine agosto quando arrivai nel celebre Kakadu National Park, uno dei maggiori simboli del Northern Territory. Probabilmente sarete già stati bombardati da immagini e informazioni su questo splendido parco: avrete sentito, ad esempio, che è il più grande parco nazionale dell’Australia, dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, e che ospita una grande varietà di habitat e di fauna, coccodrilli marini compresi. Ma vi assicuro che conoscere in prima persona le straordinarie storie naturali e umane del Kakadu supera tutto quel che potete aver letto finora; perfino i più navigati tra gli appassionati di natura resteranno a bocca aperta di fronte ai baccelli di piante, agli insetti e agli animali che esistono solo in questa zona: tra i mammiferi, troverete diverse specie di canguri e wallaby e, se sarete fortunati, durante il giorno, nei boschi forse riuscirete ad avvistare uno scoiattolo volante. Per quanto riguarda i pesci, non perdetevi gli argentei barramundi, che creano caratteristici mulinelli sulla superficie dell’acqua e che, pensate, possono superare addirittura il metro di lunghezza. Naturalmente non potevano mancare i rettili come i coccodrilli di acqua dolce, piccoli e piuttosto innocui, e il pericoloso coccodrillo marino, a cui vanno aggiunte diverse specie di tartarughe di acqua dolce e di serpenti, che però sono quasi sempre notturni, per cui di giorno non dovreste incontrarli, però, in ogni caso, tenete sempre gli occhi ben aperti! Una delle maggiori attrazioni del parco è costituita dai numerosi uccelli acquatici e dalle incantevoli paludi in cui vivono; tra quelli più belli in assoluto ci sono i pellicani, le cicogne collonero (con le caratteristiche zampe rosse e il becco lungo), gli aironi, i cormorani e gli stupendi cacatua neri codarossa, il cui richiamo roco viene spesso considerato il suono rappresentativo del Kakadu: avendolo visto di persona, vi posso assicurare che si tratta di un esemplare semplicemente magnifico e unico nel suo genere.

L’autubus turistico che presi per raggiungere il parco si fermò inizialmente nella cittadina di Ubirr, dove, nonostante il forte afflusso di turisti, regna un’atmosfera piena di maestà e grazia. Restai senza fiato di fronte ai favolosi strati di dipinti dagli stili più svariati: una parte della galleria principale è come un menù, con immagini di canguri, tartarughe e pesci dipinti in stile “a raggi X”, che raffigura, oltre alla sagoma del soggetto, anche gli organi interni e lo scheletro. Sempre dalla galleria principale, raggiunsi, con una salita di circa 250 m, il meraviglioso punto panoramico di Nardab Lookout: l’esperienza di ammirare l’esotica pianura alluvionale, osservando il sole che tramonta a est e la luna che sorge a ovest in una impercettibile scala di equilibri, vi lascerà letteralmente a bocca aperta, credetemi! Lasciata Ubirr, giunsi a Jabiru, il principale centro del Kakadu, che vale sicuramente una visita, se non altro per la fantastica piscina all’aperto di 50 m, con le sedie a sdraio collocate sotto palme popolate da pipistrelli della frutta. Quando in seguito arrivai nella zona di Nourlangie, vedendo affiorare questa roccia come un miraggio dalla scarpata dell’Arnhem Land, cappii subito l’enorme importanza che essa rivestiva per gli aborigeni. La sua lunga mole di arenaria rossa, striata in alcuni punti di arancione, bianco e nero, si innalza dai boschi circostanti per poi ricadere su un lato in ripidi gradoni rocciosi, al di sotto dei quali si trova la più famosa collezione di arte rupestre del parco.

La tappa successiva furono le Jim Jim Falls, cascate che compiono un salto a precipizio di 215 m, accessibili solo nel cosiddetto periodo secco, il “Dry” (che va da aprile a settembre), quando di solito si riesce a nuotare nella pozza color inchiostro sotto la cascata e a prendere il sole sulla riva. Le Twin Falls, invece, altrettanto bellissime cascate, sono attive tutto l’anno e metà del divertimento consiste nell’arrivarci, con un piccolo tragitto in barca e una passeggiata su una passerella sull’acqua. Infine feci una sosta nel piccolo snodo di trasporti di Yellow Water e Cooinda, che vanta un elegante resort, una popolare zona paludosa e un centro culturale che illustra storie della creazione e ha un’esposizione permanente di ottimo gusto, la quale comprende bastoncini rituali in legno, zuccheriere e opere di arte rupestre.

Terminata la visita del parco, approdai nell’Arnhem Land Aboriginal Reserve, un territorio vasto e selvaggio dalle tonalità ocra, grande all’incirca quanto il Portogallo e con una popolazione di appena 17.000 persone. Per prima cosa mi fermai a Gunbalanya (Oenpelli); credetemi, varrebbe la pena venire qui anche soltanto per il viaggio in auto: attraversare il fiume color grigio fango, punteggiato di coccodrilli, e raggiungere la sponda opposta, con gigli in fiore e caratteristiche formazioni rocciose, è l’esperienza più vicina che potrete fare a quella di Dorothy che atterra nel regno di Oz, con i suoi colori sfavillanti. Una strada sterrata attraversa la grandiosa piana alluvionale dell’East Alligator River, che sta alla pari con i posti più belli del Kakadu, e conduce alla piccola cittadina aborigena di Oenpelli. Vi segnalo l’Injalak Arts & Crafts Centre che espone opere d’arte aborigena; è al tempo stesso un negozio e un laboratorio, e quasi tutte le mattine in veranda ci sono artisti che tessono, intagliano e dipingono. Prima di lasciare l’Arnhem Land, feci tappa nella Cobourg Peninsula, una remota penisola le cui terre selvagge costituiscono il Garig Gunak Barlu National Park, che comprende il circostante tratto di mare. Nelle sue acque turchesi ebbi la possibilità di avvistare delfini e tartarughe e (cosa ancor più insolita) pescare qualche salmone…sì, avete capito bene.

Se vi ho fatto venir voglia di partire, non vi resta che preparare le valigie e avventurarvi in queste meravigliose oasi naturali che, ne sono certa, vi conquisteranno all’istante!